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Cari concittadini, autorità militari e civili, reverendissimo Padre Gabriele, rappresentanti delle associazioni, presidente dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra Rocco Di Nardo, presidente dell’associazione Nazionale Carabinieri Vincenzo Di Pinto, il 4 Novembre di 91 anni fa si concludeva vittoriosamente per l’Italia il lungo e sanguinoso primo conflitto mondiale. I nostri soldati, spesso in condizioni di grandi difficoltà, combatterono con onore e con valore. Oggi celebriamo la giornata dedicata alle Forze Armate e all’Unità d’Italia, ricordiamo l’anniversario di quella vittoria, per cui lottò e si sacrificò un’intera generazione. Questa giornata rappresenta il sentimento di gratitudine delle nostra comunità verso tutti caduti di tutte le guerre. Questa ricorrenza mi consente di contestualizzare alcune cose che vorrei trasmettervi oggi, innanzitutto il sentimento dell'Unità Nazionale ed è un invito continuo a ritrovare in noi le ragioni profonde di una memoria condivisa. Noi abbiamo il dovere di ricomporre gli antichi valori della nostra indipendenza nazionale con i valori di oggi, che vogliamo orientare alla costruzione di una grande Europa unita e di un’Italia autorevole e forte nel contesto di una pacifica convivenza. Sono trascorsi moltissimi anni da quelle vicende e molti potrebbero ritenere che Roccamontepiano, l’intera Italia, potrebbe farne a meno di questa celebrazione, di questo giorno, ma il 4 novembre resterà per sempre il passaggio drammatico della nostra vita nazionale. La fine di quella guerra fu l’avvio di un percorso di valori che fanno parte della nostra comune identità. Oggi siamo chiamati a rendere omaggio ai caduti, alle tante vittime che la guerra ha seminato nella storia. Ecco perché questa celebrazione è necessaria e giusta. Oggi rivolgiamo il nostro rinnovato omaggio alla memoria delle centinaia di migliaia di italiani che perirono durante le due sanguinose guerre mondiali. Verso di loro abbiamo un debito di riconoscenza. Grazie a loro abbiamo conquistato l'unità nazionale. Questo non significa esaltare la guerra, anzi è l’esatto contrario. Quella grande e durissima esperienza portò l’Italia al disastro di Caporetto, ma nello stesso tempo la tenace resistenza sul Piave e sul Monte Grappa determinò l’offensiva di Vittorio Veneto. Quando fu messa in discussione l'integrità nazionale, si diffuse la consapevolezza tra gli italiani del dramma e del rischio che stavamo correndo. La faticosa Unità d’Italia stava per sgretolarsi definitivamente. La straordinaria risposta, fino alla vittoria fu resa possibile, anche, da quel sacrificio. Nello stesso tempo non possiamo dimenticare il prezioso sostegno che alla Patria in guerra venne dalle donne rimaste, in ogni conflitto, a presidio delle famiglie. L'Italia da quella tragedia né uscì cambiata moralmente, forte di un'acquisita comunanza di destino che con la liberazione di Trento e Trieste portò il nostro Paese ai confini sognati dai patrioti del Risorgimento. Celebrare questa storia significa non dimenticare o tacere sugli errori fatali, le responsabilità politiche e militari, cui si debbono far risalire costi umani e rischi estremi imposti alla nostra nazione. Celebrare la vittoria del 4 novembre ed esaltare i sacrifici e gli eroismi che la prepararono, significa anche ricordare le atrocità della guerra, le sofferenze, l'immenso prezzo di vite umane avute. Ciascuno di noi ha il dovere della testimonianza, dovere incancellabile dell’orrore e soprattutto della capacità di resistere all'utilizzo della guerra. La sofferenza della guerra, i sacrifici, il dolore di una vita spezzata è l’amaro costo che a noi, oggi, da il senso nuovo della vita. Ecco perché è inconciliabile questo giorno con la sciatta, ignorante e superficiale scelta di tutti quei giovani che nel consumo di droghe pensano di gettare nel fango non solo le loro vite ma anche quelle di un’intera comunità civile. Non è fuori luogo tuonare qui il disprezzo di questi comportamenti, qui davanti al monumento che il sangue dei nostri padri ha eretto. Qui dovrebbe venire ogni famiglia di Roccamontepiano, qui genitori e figli di questo nostro caro paese possono apprendere i veri valori della vita. Davanti a queste lapidi si insegnano i principi della convivenza. Viviamo in un mondo che conosce solo la televisione, il centro commerciale, la noia, il bar, il pub, i videopoker, il piacere fine a se stesso. Da tutto ciò non si crea nulla di buono. Troppo spesso se manca anche solo una di queste cose padri e figli, tra loro, restano in silenzio. Questo silenzio uccide nuovamente che si è sacrificato per un mondo migliore, per un Paese come l’Italia che ha nel suo patrimonio la Libertà, la Democrazia e la Pace. Certo, anche e sopratutto la politica e le istituzioni devono riacquisire dignità ed onore, rispetto e fiducia di tutti i cittadini, ma questo può avvenire se gli uomini e le donne che le rappresentano inizino ad essere persone degne di occuparle. Proviamo a pensare a cosa è significato per quelle giovani generazioni, quelle dei nostri nonni e dei nostri padri per intenderci, l’aver conosciuto le lacrime e l’angoscia della guerra. Proviamo ad immaginare i nostri umili fanti, mentre scavano le tombe dei loro amici, dei loro compagni. Proviamo a capire che quelle mani ruvide erano passate dall'impiego della zappa e della roncola per lavorare la terra a l’uso della bomba a mano e del fucile. Quei nostri contadini che si trovarono sul fronte del Piave come a El Alamein, a Cefalonia come nelle formazioni partigiane nella guerra di Liberazione diedero all’Italia la dignità di una nazione. Oggi la nostra Patria é in un mondo radicalmente cambiato. La pace e la democrazia, sembrano principi saldi e inviolabili. L'Europa, e con essa l'Italia, la nostra cara Costituzione repubblicana sono i capisaldi del nostro Paese che "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" ma nello stesso tempo afferma che - "La difesa della Patria è un sacro dovere di ogni cittadino" e che "L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica" e anche ancora che "L'Italia consente ... alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni e ... favorisce le organizzazioni rivolte a tale scopo". Questo è il nostro impegno per il futuro. La cultura della pace, questa è la nostra Patria e noi abbiamo il dovere di difenderla. Sostenere le organizzazioni internazionali che garantiscono pace e giustizia nel mondo è la nostra missione. Non possiamo perciò non ricordare le vittime di Kabul come quelle dei carabinieri a Nassirya. Tra gli elementi principali che ci vengono riconosciuti nel mondo ci sono la vicinanza a coloro che soffrono; la pace e la riconciliazione attraverso l'integrazione; un forte attaccamento ai diritti umani, alla democrazia e al diritto; l'attitudine al negoziato e alla ricerca del compromesso, Ecco perché le nostre Forze Armate, che in nome della Costituzione, svolgono missioni di pace e solidarietà oggi vengono ringraziate. Come ha ben detto il Presidente della Camera Fini in un convegno di studi a Roma "è impossibile oggi pensare la patria senza la libertà e i diritti del cittadino", "la nazione va ancorata alla democrazia, e questa va legata, a sua volta, al valore della nazione". Il senso di appartenenza all’Italia ci fa ben sperare, e questo sentimento lo abbiamo visto nella tragica esperienza del terremoto a L’Aquila. Dobbiamo avere consapevolezza della complessità delle sfide che stanno oggi dinanzi a noi, non possiamo per questo fuggire al dovere dell'impegno comune e solidale per garantire un futuro migliore a tutti.
Viva il 4 novembre! Viva le Forze Armate! Viva l'Italia!
Adamo Carulli Sindaco di Roccamontepiano
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